Le tradizioni di San Biagio

I riti di guarigione e il “cibo sacro” dell’Abruzzo

Avete mai assaggiato i taralli di San Biagio? Sono dolci particolarmente diffusi nel pescarese. Oltre ad essere davvero deliziosi, sono elemento centrale dei festeggiamenti in onore del Santo di cui portano il nome.

Questa ricorrenza dedicata al santo protettore della gola, che si celebra ogni anno il 3 febbraio, unisce fede, tradizione e comunità, regalando momenti di intensa spiritualità e convivialità. È un momento di forte partecipazione collettiva, in cui la fede si esprime anche come richiesta di salute e protezione per l’anno appena iniziato. Durante le funzioni religiose, i taralli vengono benedetti affinché i fedeli possano donarli ad amici e parenti in segno di protezione. Offrire e ricevere questi dolci equivale a un augurio di protezione, in particolare contro i mali di stagione e i disturbi alla gola. Non è raro che qualcuno conservi un piccolo pezzo di tarallo benedetto, da consumare in caso di malessere come gesto di fiducia nel Santo.

Legata al Santo e alla sua festività c’è inoltre un’usanza abruzzese molto significativa. Nel giorno di San Biagio, soprattutto nelle zone montane e nelle campagne, è tradizione recitare il detto “Per San Biagio, il Mitrato, il freddo è andato”, come auspicio di lasciarsi alle spalle i giorni più rigidi dell’inverno e guardare all’arrivo della primavera.

Tra messe affollate, benedizioni, profumo di taralli appena sfornati e tavole imbandite, la ricorrenza di San Biagio mostra ancora oggi quanto in Abruzzo il sacro e il quotidiano siano strettamente intrecciati. Partecipare alle celebrazioni del 3 febbraio significa entrare nel vivo di una tradizione che unisce generazioni diverse e restituisce, in un solo giorno, l’essenza più autentica delle comunità locali.

 

Ph credit: Archivio fotografico turistico della Regione Abruzzo

3 febbraio varie località

ingresso libero

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